Un romanzo sull’impossibile ma ineludibile necessità di dirsi addio.
«Tra centinaia di anni, ammesso che l’umanità non si sia estinta e continui a leggere libri, se qualcuno vorrà capire cos’era la vita in Occidente tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio del nuovo millennio non avrà modo migliore per farlo che leggere i romanzi di Don DeLillo» (Jennifer Egan)
A Convergence, un’azienda tecnologica con una futuristica sede ultra segreta nel deserto del Kazakistan, si possono conservare criogenicamente i corpi e le coscienze fino al giorno in cui la medicina potrà guarire ogni malattia. È qui che Ross Lockhart, magnate della finanza sulla sessantina, decide di portare la sua amatissima seconda moglie, gravemente malata. Eppure l’idea di continuare a vivere senza di lei è cosí insopportabile che Ross annuncia al figlio di prime nozze, lo smarrito e turbato Jeff, di volerla seguire in questa sfida contro il tempo, nell’attesa di tornare un giorno e vivere ancora insieme, per sempre. Attraverso gli occhi di un figlio, che vuole dedicarsi alla vita, e di un padre che la vuole sospendere, DeLillo si immerge negli abissi di un tema estremo e ne riemerge con qualcosa che è allo stesso tempo nuovo e universale.
Don DeLillo, scrittore statunitense (n. New York 1936). Figura centrale della narrativa postmoderna americana, è acuto osservatore della società che lo circonda, raccontata nelle sue opere attraverso i media, la religiosità, i riti della politica.
Panelli Paola
Docente