Emozioni dal carcere

Una studentessa di quinta, dopo la visita al carcere di Lucca del 18/03/2025, con la sua classe (vedi articolo precedente) ha scritto queste parole...

Benelli Antonella

Docente
I.R.C.

LEGGERE TRA LE RIGHE CHI VIVE DIETRO LE SBARRE

La libertà: una farfalla, una risata, una brezza leggera. La libertà, sogno di tanti, amica di pochi. C’è chi la rincorre, chi la conserva e chi invece l’ha persa e la aspetta, e si ritrova a fare i conti con la sua immagine riflessa negli occhi di coloro che avaramente se la stringono al petto; sognano il giorno in cui poterla riabbracciare, come una madre stringe il figlio tornato dal fronte dicendo: “mi sei mancato”.

Quei volti nascondono storie e tradiscono labbra tremanti colme di parole non dette, strozzate, soffocate in gola, che bussano e chiedono aiuto. Sono scuse mancate, sguardi dimenticati, sogni perduti che si avvinghiano al cuore e lo chiudono in gabbia, in carcere.

Sono un’anima che vaga silenziosa tra le pareti fredde di una cella che ormai è casa. Nel silenzio dei pensieri, gli occhi guizzano e si insinuano tra gli sguardi curiosi di chi mi circonda: “sono un reietto ma almeno sono qualcosa”. Di sogni ne ho piene le tasche: sognavo la cintura ma mi sono rimaste solo le manette. Ho chiesto scusa a mia mamma guardando il cielo e lei mi ha risposto lasciandomi la vita a terra. Ma sulla mia pelle ho i segni di una vita buttata, sul cuore quelli di una vita rinata.

Sono un viandante, solco la strada della vita con passi lenti e stanchi, le scarpe senza lacci, come se i miei figli li avessero nascosti per farmi uno scherzo. Ho viaggiato tanto. Prima ero a casa e ora mi sono perso. Non rispondo, ho la bocca piena di parole gelate anche se ho un fuoco che mi mangia l’anima come fosse legno. Solo le stelle mi indicano la via, ma ormai non posso vederle, le hanno lasciate al di là delle sbarre.

Sono un sognatore, corro veloce dietro i miei desideri sperando di poterli ancora afferrare, corro veloce dietro un pallone che sembra condurmi dritto alla porta. Ma quella non è la mia porta. Sono un nomade chiuso tra quattro mura, una roulotte senza ruote che viaggia soltanto con la fantasia.

Sono un guerriero senza armatura, un pugile che talvolta ha paura. Con me ho solo la pelle di un bianco perlato, riflette la luce ma allontana il fato. Nella pancia un diavolo che non mi fa dormire, si impossessa di me e mi fa soffrire. Sono colpevole, io lo ammetto, ma vi prego togliete quel mostro da sotto al letto.

Sono un uomo e poco altro. Forse nemmeno di quelli da ricordare. Ascolto il silenzio che a volte mi parla, riporta voci lontane e speranze vicine.

I rumori del mondo mi tengono sveglio, dicono poco con troppe parole. Di me sanno solo ciò che ho fatto, ma se mi leggi negli occhi ho un mondo ricco, sì, ricco di pace.

Non sono carcerati o prigionieri, non solo. Sono uomini che la vita ha preso e a cui ha mostrato la parte più dura, la scorza. Umani che camminando sopra le righe si sono trovate dietro le sbarre. Sono stati traditi, si sono traditi e si sono arrabbiati e si sono pentiti. Persone che si sono perse, smarrite e cercano di ritrovarsi.